Dall’ombra

Per quasi vent’anni ho abitato in Contrà Ponte S. Michele al terzo piano di un palazzetto che si affaccia in Piazzetta S. Nicola. Dalle finestre rivolte a est potevo vedere dall’alto l’Oratorio di San Nicola, la piccola chiesa costruita nel XVI e XVII secolo e completata nel 1678 con la bella facciata in stile rinascimentale attribuita al vicentino Carlo Bottiron e ornata da statue realizzate probabilmente da Francesco Pozzo. L’interno è decorato in stile barocco e ospita un importante ciclo di dipinti seicenteschi che raffigurano prevalentemente episodi della vita di S. Nicola da Tolentino, con tele di Francesco Maffei e Antonio Zanchi inserite in cornici a stucco ad opera di Rinaldo Viseto e altre tele di Giulio Carpioni nel soffitto.

Le finestre del mio appartamento erano all’altezza delle tre statue corrose dal tempo situate sulla sommità della facciata, la Vergine col Bambino al centro e ai lati Sant’Agostino e S. Nicola e coincidenti al sorgere del sole in corrispondenza della coroncina di stelle che circonda il capo della Madonna.
Uno dei motivi per cui io e mia moglie Stefania abbiamo scelto di trasferirci in quella casa era la vista aperta sui tetti delle abitazioni di fronte e l’ampiezza del cielo, con tutte le sue variazioni di luce e manifestazioni metereologiche.

Il trasferimento ha coinciso con l’acquisto della mia prima fotocamera digitale.
Ho sempre praticato la fotografia, affascinato dalle sue potenzialità estetiche ed emotive. Il passaggio al digitale, con la sua praticità d’uso ed immediatezza, ha incrementato la mia aspirazione a fotografare volgendo lo sguardo a quello che mi stava intorno, dentro e fuori casa.
Così nel 2007 è iniziato il progetto Diario, un atlante fotografico privato, prevalentemente domestico, composto da migliaia di immagini che raccontano di un rapporto assiduo, quasi quotidiano con la fotografia concepita come una forma di mediazione e di scrittura del mio vissuto, ponendo l’attenzione sui dettagli delle cose, cercando di rivelarne la natura anche quando questa sembra irrilevante o inconsistente.

L’incremento della pratica fotografica ha avuto delle conseguenze anche sul mio fare pittura innescando la necessità di sviluppare soggetti diversi e di conseguenza anche tecniche diverse, mantenendo comunque la predilezione per i temi a me cari, l’identità, la memoria e il ricordo, la perdita, la caducità, l’effimero, l’oblio.

Nello stesso tempo, è sorta la volontà di approfondire le potenzialità del mezzo fotografico L’utilizzo, per esempio, di fotocamere di grande formato mi ha portato a sperimentare la tecnica del negativo diretto su carta raffigurando degli interni evanescenti che, seppur privi di persone, ne evocano la presenza in modo tangibile.

Il desiderio di approfondire ha anche coinciso con l’invito da parte di un caro amico e fotografo, Andrea Rosset, di frequentare un suo workshop dal titolo Il ritratto fotografico: accade che io, te e la macchina improntato sulla valorizzazione degli aspetti relazionali e processuali nella pratica del ritratto.

La partecipazione a quel laboratorio in quel determinato momento è stata un’esperienza essenziale dalla quale è nata nel 2017 la serie di fotografie esposte in questa sede e realizzate con la tecnica del light-painting, nelle quali la luce sembra emergere faticosamente dal buio. Sono immagini ottenute con tempi di esposizione molto lunghi che permettono di ritrarre il volto del soggetto sospeso nel tempo dilatato della ripresa esercitando un effetto intenso e persistente. I lunghi tempi di esposizione registrano inoltre i minimi movimenti del corpo, come il respiro o il battito delle ciglia, producendo immagini leggermente mosse, vibranti e fuggevoli, malinconicamente vive.

Prima di questa occasione alcune di queste fotografie sono state esposte, in collaborazione con il Fondo Malerba per la Fotografia di Milano, presso la sede della fondazione stessa, a Tokyo alla Galleria Roonee 247 Fine Arts e a L’Avana al Palacio de Lombillo.

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